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FINALMENTE
E’ NATO.
Si
chiama PF3 ed è un preamplificatore linea, in kit, ovviamente a valvole.
Forse
non ci credeva più nessuno visto che è stato annunciato una infinità
di volte (ad esempio a Roma Hi Fi all’inizio del 1998) e che agli
hobbisti che di quando in quando chiedono sue notizie è sempre stato
dato per “imminente”, senza però riuscire a dare una data di inizio
commercializzazione. Penso che neppure Digitex ed Audiokit sperassero più
che questo oggetto da me sempre dichiarato “quasi pronto” venisse
alla fine concluso.
Perché
questa storia? Dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo.
Fra
i progetti da me firmati e realizzati in kit commercializzati da Digitex
ed Audiokit è presente ormai dal 1992 un solo preamplificatore di linea,
il PF2, ottimo oggetto che utilizza due valvole noval, semplice da
montare e di funzionamento sicuro, venduto in varie centinaia di
esemplari e che ancora continua egregiamente a reggere il mercato. Più o
meno quattro anni fa da chi si occupa della parte commerciale sono
cominciate insistenti pressioni per realizzare un nuovo progetto (forse
non pensando che il PF2 potesse avere una vita così lunga), con
indicazioni per realizzare un apparecchio con caratteristiche sonore
almeno corrispondenti al suo predecessore ma con maggiore flessibilità
riguardo la scelta dei componenti da montare, in particolare per i
condensatori di accoppiamento, visto che sul PF2 le possibilità di
scelta sono piuttosto limitate e chi lo costruisce è praticamente
costretto ad utilizzare la componentistica che io ho scelto al momento
del progetto. Io ho effettivamente cominciato a lavorare su questo nuovo
oggetto, allargando però la visuale rispetto alle richieste fattemi e
tentando di sviluppare un qualcosa che fosse contemporaneamente
abbastanza innovativo ma anche relativamente economico, e che si
collocasse per quanto riguarda le prestazioni sonore ad un livello
superiore.
Le
mire devo dire che erano abbastanza ambiziose, ma dopo un certo periodo
di studio è nato un primo prototipo (tuttora funzionante nel mio
laboratorio) basato su un SRPP di 6SN7 e dal quale era bandita ogni forma
di semiconduttore, eccetto per il raddrizzamento dei filamenti. In
pratica venivano utilizzate 3 valvole, le due 6SN7 ed una 6X4 in funzione
di raddrizzatrice. Il filtraggio della tensione di alimentazione era
realizzato con due reti induttive, una per ogni canale, e per i filamenti
(divisi fra valvola “bassa” e valvola “alta”) con un semplice ma
robusto condensatore elettrolitico.
Ma
non ero soddisfatto. Suonava bene, questo sì, ma senza avere realmente
quel “qualcosa di più” che giustificasse la messa in produzione di
un nuovo apparecchio. Oltre tutto l’assenza della stabilizzazione a
stato solido faceva bene al suono, ma lo portava ad avere una eccessiva
sensibilità alle variazioni di tensione di rete. Inoltre la
configurazione in SRPP è particolarmente sensibile alla qualità
dell’alimentazione, cambiando radicalmente suono se ci sono dei
problemi.
La
scelta della 6SN7 si era rivelata giusta, sono delle belle valvole,
suonano bene, costano abbastanza poco e sono facilmente reperibili.
Negativa invece la scelta della 6X4, non per la qualità ma per il prezzo
e per la reperibilità. Era stata scelta per il filamento a 6,3V e per il
catodo a riscaldamento indiretto, particolari che permettevano di
alimentarla insieme con la 6SN7 “alta”, ma ho preferito nella
versione definitiva sostituirla con una GZ34 aggiungendo un avvolgimento
sul trasformatore di alimentazione per il filamento.
Per
cercare di raggiungere soddisfazione avevo due strade. La prima era
quella di aggiungere la stabilizzazione alle tensioni di alimentazione
anodica, strada già esclusa in partenza per i presupposti di progetto
che mi ero posto (niente stabilizzatori a semiconduttore e, per ragioni
di costo, niente stabilizzatori a valvola), la seconda quella di mettere
dei grossi condensatori di filtro al posto dei 47µF presenti dopo il
filtro induttivo. Anche questa soluzione non mi affascinava, normalmente
i condensatori di grossa capacità hanno una induttanza interna
abbastanza elevata che, anche se compensata parallelandoli con dei
piccoli polipropilene, porta ad una perdita nel dettaglio alle alte
frequenze e ad un sensibile “rigonfiamento” dei bassi. Alla fine ho
optato per una terza via poco battuta da altri progettisti, quella di
mettere sull’alimentazione un filtro elettronico a valvola. I vantaggi,
sulla carta, sono notevoli: Ripple estremamente basso, pressoché totale
insensibilità dinamica alle variazioni di rete grazie ad un tempo di
assestamento di alcune decine di secondi, possibilità di porre dei
condensatori abbastanza piccoli direttamente sulle alimentazioni delle
valvole, separazione totale fra i due canali, tale da poter mettere un
solo filtro induttivo comune all’ingresso dei filtri elettronici e
mantenere comunque una elevatissima reiezione fra un canale e l’altro.
Anche
all’ascolto i risultati sono stati validi. Temevo un po’ di
quell’effetto di appiattimento della dinamica e di indurimento del
suono che si ha normalmente quando si utilizzano alimentazioni
stabilizzate, invece ho ottenuto un suono estremamente dinamico,
particolareggiato, completo ma nel contempo dolce e musicale. La strada
era quindi quella giusta, quello che era necessario per questo tipo di
preamplificatore era proprio un circuito di alimentazione come questo.
Unico
inconveniente il nome dato all’apparecchio: PF3 significa Paolo
Franceschi ed il 3 indica il numero delle valvole utilizzate, 3 nel
progetto originale e 4 nella versione definitiva. Per risolvere questo
gravissimo problema ho fatto finta che il 3 sia un numero progressivo, in
effetti il PF3 viene dopo il PF2. Peccato manchi il PF1……
A
parte gli scherzi, in poche parole vi ho portato attraverso tre anni di
storia di questo pre. In questi tre anni sono stati fatti una infinità
di ascolti nei più vari ambienti, con un po’ tutti i tipi di altri
apparecchi collegati a monte e a valle, con ogni volta piccoli
aggiustamenti per ottenere quanto di meglio possibile.
Il
quarto anno di vita di questo progetto, quello appena trascorso, è
invece storia di ordinaria follia: messa a punto del layout del circuito
stampato, studio dei percorsi di massa e di alimentazione (non esiste una
soluzione valida per ogni apparecchio, ognuno vuole la sua), altre
piccole variazioni nella disposizione dei componenti ed anche dei valori.
Ed ovviamente altri ascolti, sempre più approfonditi.
E
finalmente sono a posto: il suono mi piace, il rumore è quasi
inesistente, il circuito stampato va bene, il montaggio si presenta
piuttosto semplice e conserva le caratteristiche di economia in confronto
ad altri apparecchi di pari qualità presenti sul mercato.
UNA
BREVE DESCRIZIONE DEL CIRCUITO
Dal
trasformatore di alimentazione escono quattro tensioni separate, una di
290+290V che viene poi raddrizzata dalla GZ34 (V1) due di 7V che vengono
raddrizzate dai ponti D1 e D2 e che vanno ad alimentare i filamenti delle
6SN7 ed una a 5V per il filamento della raddrizzatrice. Le basse tensioni
sono filtrate con dei pi greco costituiti per una da C3, C4 ed R9 e per
l’altra da C5, C6 ed R10. La rete R12, R13, R14, C9 e C10 serve per
dare alle tensioni dei filamenti un piede di tensione continua tale da
mantenere la tensione catodo-filamento delle 6SN7 entro i limiti dati dai
costruttori.
Per
quanto riguarda la tensione anodica invece dopo la raddrizzatrice avviene
un primo filtraggio con C1, seguito poi dalla cella LC costituita da L1 e
C2. Volendo L1 può essere sostituita da una resistenza da 470W 1W, ottenendo però peggiori risultati. A valle di C2 sono collegati i
due filtri elettronici, impieganti una sezione di V2 per ogni canale. I
condensatori C12 e C14, parallelati rispettivamente dai polipropilene C11
e C13, sono quelli che si trovano direttamente sull’alimentazione degli
stadi SRPP.
Gli
stadi di amplificazione sono invece semplicissimi, costituiti da due SRPP
di 6SN7 ottimizzati per avere bassa distorsione e bassa resistenza di
uscita, con un occhio particolare ad evitare pericoli di autooscillazioni
e di sensibilità a disturbi a radiofrequenza, risultato ottenuto
semplicemente ponendo le resistenze R102, 103, 202 e 203 in serie alle
griglie.
Non
sono previsti sul circuito stampato né il commutatore di ingressi né il
potenziometro di volume, che andranno quindi cablati in aria, come pure
non è neppure previsto un circuito di muting automatico, così che anche
i puristi più intransigenti non storcano la bocca. Un eventuale circuito
di muting, indispensabile se con questo pre vogliamo pilotare
amplificatori a stato solido, dovrà essere montato separato.
Le
caratteristiche salienti sono: guadagno 16dB, impedenza di uscita minore
di 600W,
massima tensione di uscita superiore a 80V, rumore praticamente
inesistente. Le altre caratteristiche si misurano male, è indispensabile
ascoltarle.
Il
tutto viene montato su un circuito stampato di circa 17 x 19 centimetri,
ad eccezione del trasformatore di alimentazione e della induttanza di
filtro.
La
disposizione dei componenti prevede il montaggio delle valvole e dei
condensatori verticali di filtro dei filamenti su un lato, così che
possano essere fatte affiorare superiormente sul cabinet del pre, e tutti
gli altri componenti sull’altro lato, in modo che siano a vista e
facilmente raggiungibili togliendo il coperchio inferiore del cabinet.
Anche il risultato estetico è decisamente gradevole.
Paolo
Franceschi
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