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"Dragonfly DHT X-treme Preamplifier (parte 5)" Progetto e realizzazione di Luca Lombardi per Alessandro Riva Luca Lombardi Project for Alessandro Riva Per accendere la voluta sequenza degli attenuatori posso usare un normalissimo commutatore, questa volta anche molto economico, che opera la conversione inversa: data una posizione deve attivare i relais la cui somma dei pesi dà lo stesso valore della posizione. Per chiarire: la posizione che indica una attenuazione di 9dB deve attivare i relais con peso 1 ed 8, in modo da fornire la corrispondente attenuazione che è appunto 1+8=9dB. Questo è un punto piuttosto fastidioso da realizzare circuitalmente. Negli schemi elettrici troverete una sequela di diodi al silicio che hanno il compito di attivare, in funzione della posizione, le celle adatte. Un accenno a come si calcolano tali celle. Quelle che ho adottato sono del tipo a p ma ne esistono anche di altro tipo, ad O, a T, a T pontato, ad H ad esempio. Chiamiamo con A l’attenuazione in dB che vogliamo ottenere. Per definizione ricavo (basta una calcolatrice scientifica anche molto economica) il valore del rapporto tra le tensioni Vin e Vout che indico con R attraverso la formula seguente: Ricavato R posso definire il valore di R1 e R2 dalle formule seguenti: (a breve verranno pubblicate !) Il sistema adottato nei selettori di volume rispecchia il modo con cui si gestiscono i numeri arabi, ho un selettore per le decine, e due selettori per le unità. Utilizzare due selettori per le unità piuttosto che uno è conveniente perché in un colpo solo fornisce un controllo sul bilanciamento e sul volume molto preciso, operante su un range di 9dB massimi. Il sistema è ovviamente migliorabile ed estendibile. Per i più pratici faccio osservare che elaborando un contatore Up/Down a 8 bit (ancor meglio sarebbe a 9 bit) potrei ottenere un potenziometro digitale da 0dB a -67,75dB (con 9 bit raggiungerei ben -131,75dB) a passi di 0,25dB! Non è una cosa semplice, ci sono molti problemi, ma è fattibilissimo. Pensateci su. Alimentatore. É un affare complicato. Deve essere molto raffinato e non può essere contenuto nello stesso mobile pena una serie infinita di guai. Lo schema elettrico parla da se ed è una rielaborazione di quanto da me già sperimentato sul finale Kobayashi Maru, alla luce delle indicazioni che l’ottimo F. Callegari ha esposto sulle pagine di questa stessa rivista. La descrizione dell’alimentatore anodico non ha bisogno di commenti, rimando direttamente a quanto esposto su CHF 47 e successivi. Gli alimentatori per i filamenti sono anch’essi molto elaborati. Si osservi come ogni tubo abbia il suo alimentatore e come l’integrato stabilizzatore sia stato tenuto distante dalla maglia audio. In molti hanno infatti rilevato come il suono peggiori allorché questi stabilizzatori lavorino sui riscaldatori di triodi DHT (qualcuno si è spinto ad affermare questo anche su triodi a riscaldamento indiretto). Il problema sta secondo me nel circuito di amplificazione di errore e feedback su cui si basano. Se il segnale audio viene rilevato da tali circuiti ed è probabile che la tensione in uscita abbia un contenuto armonico correlato con quello audio e in tal modo, il catodo viene ad essere ingresso di un segnale spurio. Il Mosfet adottato separa efficacemente il piedino di regolazione dell’integrato LM317 dai filamenti dei tubi usati. Anche il DAC ha una sua alimentazione stabilizzata (due in più di quelle usata dal model 3 originale) e vengono mantenuti i due trasformatori di alimentazione. I trasformatori usati sono quindi 5 e questo per migliorare la separazione dei compiti di ogni secondario, oltre che le dimensioni dell’alimentazione. Costruzione meccanica, vibrazioni e zoccoli. Quello che più mi spaventava erano gli effetti delle vibrazioni. So per esperienza e per le informazioni estorte a molti progettisti, che i DHT sono molto sensibili ai disturbi meccanici, divenendo veramente microfonici se non si adottano particolari precauzioni. Il più delle volte si risolve il problema con appositi zoccoli o smorzando le valvole o con entrambe le soluzioni. Io ero completamente svantaggiato dal fatto che le valvole della serie RE usate hanno bisogno di zoccoli oramai introvabili, figurarsi a recuperare gli zoccoli antimicrofonici! Ho quindi dovuto adottare una soluzione del tipo “se Maometto non va alla montagna…”. Una base flottante, proprio come quella dei giradischi. È li che avrei montato tutto il circuito elettronico. Grazie all’aiuto di Mauro Zeppilli (titolare del negozio AudioKit e con il quale ho un rapporto di collaborazione di lunga data) mi sono procurato una lastra di PTFE (Teflon per i profani) di buono spessore e li sopra ho cablato il preamplificatore. Per realizzare gli zoccoli per i preziosi triodi ne ho distrutti quattro di tipo UX4, quelli delle 2A3 per intenderci, e ne ho recuperato le clips elastiche. Forando opportunamente la lastra di teflon sull’impronta delle RE084 e 134 ho ricostruito gli zoccoli in questione. Dopo aver cablato il circuito ho fissato questo al resto del mobile attraverso dei vibrastop, questi sono di tipo un particolare che AudioKit ha fatto realizzare su misura (sono molto più cedevoli degli analoghi commerciali). La base è abbastanza pesante da smorzare le alte frequenze e i vibrastop bloccano efficacemente i modi di vibrazione a frequenze più basse. Una volta chiuso il pre è efficacemente schermato da ogni agente patogeno esterno. Il resto dei circuiti è stato montato su piastre in vetronite “mille fori” o su appositi circuiti di bachelite. Dipendeva tutto dalla complessita del circuito stesso e da quanto si intendeva miniaturizzare il cablaggio. 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mercoledì 02 luglio 2014 |
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