|
Prodotti, prezzi, dimensioni, possono subire variazioni senza preavviso, chiedere la conferma prima dell'ordine. Prices, products, dimension, could be changed, Ask before order. Prezzi e prodotti aggiornati sul nuovo sito Audiokit e-Shop cliccando qui ! Update prices & products on new e-Shop Audiokit website click Here
|
"Dragonfly DHT X-treme Preamplifier (parte 2) " Progetto e realizzazione di Luca Lombardi per Alessandro Riva Luca Lombardi Project for Alessandro Riva
L’utilizzo di un trasformatore di uscita è necessario ove non si voglia usare un condensatore di accoppiamento e dove non si vogliano adottare inutili complicazioni tecniche. Il suo utilizzo permette il contenimento della impedenza di uscita (se così non fosse la musicalità del preamplificatore sarebbe in relazione diretta con il tipo di finale usato, del cavo di interconnessione adottato e di un milione di altri parametri, non ultimo tra i quali la meteorologia della giornata). Il trasformatore di uscita utilizzato ha un rapporto di trasformazione molto alto pari a 7 circa, contro un 4.6 che è il valore commerciale più in uso. In questo modo riusciamo a caricare moltissimo la finale e a mantenere basse le distorsioni, al piccolo prezzo di acrobazie che non vi racconto per mantenere elevata la banda passante. Il carico induttivo sul tubo di ingresso ha i vantaggi noti: carica moltissimo il tubo, migliora il trasferimento di potenza, semplifica l’alimentazione, mostra doti di dinamica sconosciute a carichi di qualsiasi altro tipo. L’accoppiamento diretto è stato scelto per evitare di introdurre ulteriori costanti di tempo e le colorazioni tipiche di questi elementi sul segnale. Le complicazioni che un accoppiamento diretto comporta sull’alimentazione, hanno più o meno lo stesso costo di un paio degli ottimi condensatori oggi tanto di moda. Vorrei cogliere l’occasione per far osservare che, contrariamente a quanto si pensa, gli effetti più perniciosi di questi elementi si avvertono con il crescere della frequenza (data l’inerzia di questi verso i segnali più elevati nel registro audio) e non sulla parte bassa dello spettro acustico. Nella maggior parte dei casi condensatori pari ad un quinto del valore del componente che troviamo saldato sul circuito è più che sufficiente a trattare l’intero spettro audio; le rotazioni di fase a frequenze bassissime sono ininfluenti e spesso meno catastrofiche di quelle introdotte dall’ambiente. Tenete sempre a mente questo assunto: un amplificatore per uso audio NON è uno strumento da laboratorio! Quello che forse avranno notato in pochi è invece che il segnale attraversa il più basso numero di condensatori elettrolitici mai visto, nella fattispecie è la sola capacità da 500mF che chiude il segnale audio delle finali, ma anche questo componente ha delle sorprese in serbo di cui parlerò in seguito. Altra particolarità di rilievo è l’assenza del potenziometro di ingresso, sostituito da un potenziometro in uscita. Beh? E allora cosa c’è di strano? Lo hanno fatto in molti, il grande Aloia lo propone da tempo nei suoi circuiti! Calma, calma! Cosa direste alla proposta di un attenuatore da 79dB a passi di 1db di tipo ladder che contiene le tolleranze tra i due canali entro 0.1dB, permette di operare il bilanciamento entro il range di 9 dB con un costo estremamente competitivo? Ah! Ma allora siete interessati! E vi dirò di più avendo il tempo, programmando un semplicissimo mP del costo di pochi euro e operando sugli stessi principi, si potrebbe ottenere un attenuatore a passi di 0.25dB(!) in grado di attenuare il segnale ben oltre gli 80dB. Lascio quindi lo spunto a chi ha più tempo a disposizione per giocare attorno la mia proposta; nel mio caso ho eliminato le complicazioni aumentando un poco la complessità della logica di controllo del volume. Faccio presente che il circuito, pur nella sua semplicità, può risultare ostico da mettere a punto e, nel caso lo si usi in posizioni standard con finali di potenze generose ed estremamente sensibili, può anche portare tranquillamente all’incenerimento dei diffusori! Cautela quindi. Per chi avrà l’audacia e la pazienza di impiegarlo nei suoi circuiti prometto risultati strabilianti, non si può avere idea di quanto un potenziometro possa deturpare il suono! In aggiunta a tutto questo il preamplificatore lavora in simbiosi diretta con il DAC Model 3 della Northstar pesantemente rivisto al fine di migliorarne le già straordinarie qualità. Lo stadio di uscita è stato completamente ridisegnato per eliminare fin dall’origine l’utilizzo di componenti non lineari quali transistor o fet. Come già detto il DAC fa parte integrante del circuito quindi lo stadio di uscita può possedere caratteristiche che, in un uso tradizionale, sarebbero state fonti di soli fastidi. Ecco allora spiegato l’uso di uno stadio completamente passivo con il trasformatore di separazione galvanica che realizza anche la trasformazione da segnale bilanciato in segnale sbilanciato e della successiva cella di filtraggio passiva per implementare il necessario gruppo passa basso. Per chi ha DAC esterni in giro per casa ecco dunque quello che si cercava. Penso che a questo punto la disamina generale del circuito possa bastare, e immagino che siate oramai incuriositi abbastanza. Possiamo allora approfondire il discorso seguendo il percorso del segnale dai vari ingressi fino agli RCA di uscita. Ingressi digitali, DAC, trasformatori e altre storie.C’era una volta lo stadio phono. Potrebbe essere il titolo di una bella favola dei tempi andati. Molti anni fa incontrare amplificatori aventi al loro interno un’intera sezione adatta equalizzazione RIAA era piuttosto comune. Oggi questo stadio è caduto in disgrazia e si parla di soli preamplificatore di linea. Questa volta parleremo di un pre con ingresso digitale. Per chi si domandasse l’utilità di avere un DAC all’interno del circuito di preamplificazione (e avesse qualche anno sulle spalle, devo aggiungere) ricordo la comodità di avere integrato nel preamplificatore l’ingresso phono. Per i più intransigenti aggiungo che questa fusione ha lo scopo di portare allo stato dell’arte l’interfacciamento tra lo stadio di conversione analogica (DAC) e lo stadio di trattamento del segnale analogico (stadio di uscita del convertitore). Il segnale digitale proveniente dalla meccanica del lettore arriva dunque allo stadio ingresso del Dragonfly. Osservando lo schema elettrico della sezione ingresso si nota come un gruppo di relè si preoccupa di smistare i segnali in arrivo. La scelta di utilizzare questi componenti elettromeccanici piuttosto che un commutatore più tradizionale è obbligata. Anzitutto il commutatore d’ingresso rotativo tradizionale avrebbe dovuto trattare segnali sia digitali sia analogici ed una contaminazione degli uni negli altri è da evitarsi assolutamente. La cosa è piuttosto facile da aversi poiché la frequenza con cui viaggiano i bit provenienti dalla meccanica è molto elevata ed è perfettamente in grado di propagarsi per via capacitiva tra la struttura meccanica del commutatore. Un relè è strutturalmente più complesso e la separazione fisica che impone migliora la separazione tra i due tipi di segnale. Un altro fattore di estrema importanza è la qualità del trasferimento del segnale. Un commutatore tradizionale è costituito da un cursore che spostato meccanicamente mette in contatto tipicamente due pin. Il problema è che il contatto meccanico non è né così sicuro né così stabile nel tempo come si pensa. I pin sono generalmente costituiti da materiali poveri debitamente nobilitati in superficie con una placcatura d’argento o oro (spesso entrambe nella successione indicata). L’usura cui sono soggetti spesso rimuove tale copertura ed espone il contatto all’azione ossidante dell’aria. Il contatto peggiora, il segnale degrada. Per ovviare a questo problema l’industria commercializza relè stagni in cui l’atmosfera in cui i contatti si trovano ad operare è costituita da gas nobili, ovvero da gas assolutamente inerti nei confronti dei materiali usati nelle parti meccaniche. È un problema spesso sottovalutato (non tanto dagli autocostruttori che il più delle volte adottano commutatori di fattura robusta e meccanicamente raffinati) da molti produttori di elettroniche blasonati. Il circuito stampato della Northstar prevede la preselezione meccanica del tipo di segnale digitale da trattare: bilanciato AES/EBU o sbilanciato di varia natura. Al fine di migliorare l’interfacciabilità con le sorgenti si è sostituito il jumper con un relè aggiuntivo. In questo modo si è ottenuto un ulteriore ingresso, bilanciato stavolta, digitale. Anche in questo caso vale il discorso fatto per il commutatore, la qualità del trasferimento del segnale è stata sicuramente migliorata dal contatto effettuato in atmosfera inerte piuttosto che in aria e dal materiale usato negli scambi, una lega di argento con una pesante placcatura in oro. Prezzi e prodotti aggiornati sul nuovo sito Audiokit e-Shop cliccando qui ! Update prices & products on new e-Shop Audiokit website click Here
mercoledì 02 luglio 2014 |
|
Copyright © 1996 - 2009 Audiokit All Right reserved, name and brands are of respective owners. |